In Europe with Woody #2 • `Vicky Cristina Barcelona`

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Cosa può ancora tentare di fare un regista pluripremiato e apprezzato in tutto il mondo, se non dimostrare di avere ancora molte cose da dire e altrettante inedite soluzioni per metterle in campo? Dopo un’intera filmografia passata a sminuzzare e a ricomporre la civiltà americana, ad esempio, può decidere di cambiare ambiente, o continente addirittura, e di approdare nell’amata Europa, un territorio ancora vergine per la sua macchina da presa, ma intriso di quella poetica e di quei dissidi interiori che grande hanno reso il suo cinema.

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Perdutamente innamorato del Vecchio Continente, Woody Allen, il melanconico regista che elesse Manhattan come sua musa, impara a riscoprire grazie all’Europa suggestioni e ispirazioni apparentemente dimenticate, in grado di alimentare nuovamente la fucina della propria creatività. Quindi sceglie la plumbea Londra per prima, il cuore della civiltà anglosassone, e la rende teatro ideale per rappresentare cinici melodrammi e commedie noir. Subito dopo approda a Barcellona, città antitetica, centro pulsante della passione e della drammaturgia latina, e la elegge a audace e fertile sfondo in grado di accogliere e alimentare nuove storie e nuove fantasie.

Di nuovo il caos sentimentale dell’essere umano, di nuovo un triangolo amoroso al centro di tutta la narrazione, quello proverbialmente formato da lui, da lei e dall’altra. E’ sempre per amore che, anche questa volta, bruciano e si tormentano i tre vertici (più uno) della forma geometrica, ed è sempre per amore che i personaggi di questa storia cambiano le carte in tavola e rivoluzionano la propria natura.

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A dominare `Vicky Cristina Barcelona` è una tempesta emozionale che assorbe e sconvolge tutti i caratteri messi in campo; una giostra disastrosa e crudele, che rivolta, divide e riunisce tutti i possibili legami concepibili fra tre donne e un uomo. Ci sono tutte le più diverse forme d’amore messe in campo: l’amicizia fra due ragazze, diametralmente opposte ma indissolubilmente legate fra loro, il desiderio incontrollabile per tutto ciò che è diverso e proibito, la gelosia per ciò che si vorrebbe avere ma che si ha paura persino ad immaginare e la nostalgia per quello che è passato e non potrà mai più ritornare.

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Una delle caratteristiche più apprezzabili di `Vicky Cristina Barcelona` è che, per una volta, non vi è nessun trucco, nessun espediente, nessuna faticosa presunzione a dominare la narrazione: tutto ciò che questo film si impegna ad offrire è di immortalare nella maniera più efficace un istante, un momento ben preciso del tempo e nulla di più. Ognuno dei personaggi, infatti, è direttamente responsabile del proprio destino, non un ingranaggio di una macchina superiore e inarrestabile, non lo schiavo di una qualche verità più grande di lui; ogni convinzione, ogni decisione, ogni conversazione intrapresa risulta pertanto sorprendentemente realistica ed umana.

La sceneggiatura di Woody Allen ricerca i suoi input iniziali in una serie di stereotipi e cliché: due turiste americane che si imbarcano alla volta dell’Europa, scrigno di tesori e promesse nascoste, direzione Spagna, per eccellenza la terra della passione e dello stucchevole romanticismo; infatti, ecco che improvviso sopraggiunge il latin lover bello e tenebroso, che conduce le due protagoniste in  un’avventura amorosa dalle svolte inaspettate. Eppure, ad un certo punto, accade qualcosa: tutte queste convenzioni e consuetudini vengono ad una ad una mandate progressivamente all’aria, ribaltate, derise e poi distrutte, per dimostrare come dietro ad ogni etichetta e ad ogni luogo comune si nasconda nient’altro che la più autentica realtà.

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La verità effettiva arriva quindi a manifestarsi improvvisamente come un’illuminazione, come la consapevolezza che, in fondo, dietro alle maschere e alle farraginose abitudini in cui un uomo si trincera, ci sono per tutti le stesse paure, gli stessi bisogni e le stesse aspettative nei confronti una vita che promette sempre qualcosa di più di quello che ha da offrire. Lo scopo di  `Vicky Cristina Barcelona` è quindi quello di rivelare la natura umana attraverso ciò che chiunque desidera, ovvero amore e accettazione, risultando nelle ultime battute più un dramma che una narrazione romantica, giungendo a dimostrare quanto questa ricerca possa arrivare a ferire terribilmente.

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Immersa in un’atmosfera dorata, `Vicky Cristina Barcelona` si presenta inizialmente allo spettatore come una commedia malinconica dalla luce caramellata, nella quale due giovani donne americane, nel corso dell’idillio di un’estate europea, si ritrovano ad assaporare le prelibatezze continentali della terra spagnola: buon vino e ottimo cibo, arte moderna e secolare, musica, cultura, ma anche corpi esotici e sogni inaspettati. Ed è così che le delizie della vita e della carne conducono le due donne in una realtà oscura e fascinosa, che intima loro di vivere la propria esistenza più liberamente, godendo di ogni piacere e di ogni attimo, senza badare al futuro o alle conseguenze. L’impianto edonista viene allo stesso tempo filtrato dalla persistente voce fuori campo dell’autore/narratore che, aggirandosi ai margini di tutta la narrazione, con chirurgica freddezza descrive ogni gesto e ogni sensazione delle protagoniste in scena, trascinandole di nuovo e inesorabilmente nella dimensione reale da cui sono venute, con i piedi per terra, in un ambiente in cui la passione e il desiderio sono destinati a svanire rapidamente.

Vicky e Cristina sono dunque due americane in vacanza, amiche da una vita, ma completamente diverse fra loro. Innanzitutto, a dividerle c’è la propria concezione di vita: Vicky sa con fin troppa certezza ciò che vuole, mentre Cristina è capace di definire solo ciò che non vuole.

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Vicky è una giovane donna coscienziosa e cerebrale, attraente apparentemente senza avvedersene, rappresentata da un’inglesissima Rebecca Hall che, grazie alla propria interpretazione, fornisce all’intera pellicola una venatura di malinconia e tristezza, tanto da rendere evidente come ciò che stiamo guardando sia tanto un dramma quanto una commedia. Vicky ha molte certezze, fra queste quella del suo fidanzamento presto destinato a convolare in matrimonio, e rappresenta la tipica figura di donna che Woody Allen si diverte a rivoluzionare e a mettere in discussione, rendendola col tempo capace di scoprire se stessa e di migliorarsi. Il blando arco di routine in cui Vicky si rifugia, indica in realtà quanto la ragazza sia terrorizzata dal dolore e restia al combattimento, uno dei motivi per cui decide di diventare la moglie di Doug, uomo per bene e di successo, e soprattutto in grado di apprezzare la bellezza di un legame tanto solido quanto prevedibile. In realtà, i sentimenti di Vicky riguardo all’amore sono ben più complessi di così, come le vicende dimostreranno in seguito; in ogni caso, il suo essere nevrotica, autoriflessiva ed eccessivamente ansiosa la rendono il personaggio più “alleniano” di tutta la pellicola.

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Cristina, d’altro canto, sembra una nuova Nola Rice. Scarlett Johansson interpreta ancora una volta un personaggio apparentemente votato alla tragedia e al perenne insuccesso, un’aspirante artista dal sorriso sensuale, tormentata, incerta e fragile, con tante cose da dire e, allo stesso tempo, con la consapevolezza di non sapere come esprimerle. Cristina ha una concezione dell’amore totalmente opposta a quella di Vicky: non ha paura della sofferenza, che accetta come ingrediente essenziale di una profonda passione, tanto da rassegnarsi a mettere a rischio in tutto e per tutto se stessa e i propri sentimenti. Cristina non sa cosa cercare, non sa se vi è qualcosa da desiderare o per cui lottare: l’unica certezza che possiede è quella di volersi tenere alla larga da quel mondo e da quella vita sentimentale ordinaria e sterile che Vicky sembra apprezzare più di ogni altra cosa.

Tuttavia, su una cosa Vicky e Cristina sembrano essere completamente d’accordo: Juan Antonio Gonzalo, pittore caliente e magnifica ossessione per entrambe, soggetto del travolgente amore di una (Cristina) e dell’inconfessabile desiderio dell’altra (Vicky). Ogni loro azione o decisione, nel corso delle vicende, sembrerà sempre tendere al centro di gravità rappresentato da Juan Antonio, sebbene ci sarà sempre qualcuno di troppo a separarle: un asfissiante e deprimente marito nel caso di Vicky e un’ex- moglie folle e sensuale in quello di Cristina.

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Javier Bardem scivola nella favola di Vicky e Cristina silenzioso e sinuoso come un cobra, avvolgendosi intorno alla vita delle due donne con beata e sensuale facilità. E’ così che, con grande maestria, l’attore riesce a dare corpo e anima all’affascinante personalità Juan Antonio, artista discusso e maledetto, dall’appassionato animo gitano perennemente votato al piacere e alla bellezza, abituato ad attaccare le tele quanto le donne con pennellate sicure e audaci. Gli occhi socchiusi, il tono suadente e il sorriso beffardo, costituiscono il biglietto da visita tramite il quale Juan Antonio si presenta alle due giovani americane per invitarle a volare via con lui ad Oviedo, per un weekend di vino, arte e amore, ispirando al contempo sia lo scherno di Vicky che l’entusiasmo fanciullesco di Cristina.

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Javier Bardem, per una volta sollevato dal pesante fardello di raffigurare personaggi folli e compromessi, interpreta il cliché del latin lover con umorismo e sentimento, riuscendo a sconfiggere molto rapidamente lo stereotipo in cui si ritrova incastrato. Ben presto, infatti, Juan Antonio si rivelerà non solo un personaggio da ammirare e da desiderare, ma soprattutto un uomo da compatire, in quanto fragile e bisognoso al punto da ricercare in ogni momento la protezione e il conforto delle braccia di una donna, senza tuttavia arrivare mai ad appartenere a nessuna delle sue amanti. Dietro la patina di sicurezza e disinvoltura, infatti, scopriremo ben presto che Juan Antonio soffre per amore, tormentato dal ricordo e dalla presenza dell’ex-moglie, Maria Elena, pittrice geniale e spirito inquieto, che fra le proprie armi di seduzione si ritrova ad annoverare anche coltelli e pistole. Adesso, però, Maria Elena se n’è andata e a dominare la vita sentimentale di Juan Antonio ci sono solo due sprovvedute turiste americane: Vicky e Cristina.

Vicky prova sentimenti alquanto contrastanti nei confronti di Juan Antonio, che arriveranno a oscillare fra la paura, il disprezzo e il desiderio, mentre Cristina ne rimane totalmente ammaliata, tanto da adattarsi ben presto a tutto ciò che l’artista rappresenta e che, inizialmente, sembra essere ciò da lei sempre desiderato: passionalità, romanticismo, sensibilità e vita bohèmienne.

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Vicky, in preda alla confusione, sceglie infine la strada più facile, decidendo di tener fede ai propri piani e di sposare il fidanzato Doug, giunto nel frattempo a Barcellona, sebbene continui ad essere tormentata dalla sola notte di passione passata con Juan Antonio; quella brevissima relazione, infatti, le ha esposto il lato più affasciante dell’esistenza, rimastole celato fino a quel momento dietro la vernice di perbenismo e auto-compiacimento dell’ambiente borghese. Fino a poco tempo prima nulla le appariva più desiderabile di una bella casa e di un marito devoto, ma adesso? La zia Judy (Patricia Clarkson), a sua volta intrappolata in un matrimonio rassicurante ma privo di sentimento, incoraggia caldamente Vicky a perseguire, finché è in tempo, il lato più appassionato e rischioso dell’amore che Juan Antonio è riuscito a mostrarle; tuttavia, ben presto, la ragazza si renderà conto che, nonostante la malia esercitata dal più selvaggio lato di sé, uno stile di vita libertino e anticonvenzionale non vale la crisi isterica che inguaribilmente l’attenderà dietro l’angolo.

Cristina, allo stesso modo, subisce una rivelazione simile. Completamente divorata dal fascino audace di Juan Antonio, si ritrova a convivere con l’artista, in una realtà dove lo straordinario è in grado di diventare routine e dove lo spirito creativo germoglia nutrito dalla bellezza e dal desiderio. Tuttavia, l’apparente perfezione nasconde sempre qualcosa di torbido e pericoloso, e non ci può essere quiete se ad attenderla non vi è anche la tempesta.

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Dopo quasi un’ora a sentir parlare di lei, infatti, finalmente Maria Elena arriva, irrompendo bellissima e furiosa nella felicità domestica di Juan Antonio e Cristina in forma di Penélope Cruz. Il suo arrivo è travolgente quanto inaspettato:  Maria Elena è una presenza elettrica che incendia e dirompe sullo schermo, in perfetto equilibrio fra i ritmi della commedia e la drammaturgia della tragedia più lacerante.

Tutto scompare e si sublima nella figura di Maria Elena, a partire dall’amarezza nascosta e dalle instabili nevrosi di Vicky, fino alla fatua riflessività e all’ingenua curiosità di Cristina, ed infine anche al corpo pulsante e fragilissimo di Juan Antonio. Penélope Cruz dà passione e carnalità a un personaggio enorme, arde sulla scena alimentando l’incendio della propria esplosiva visceralità e si fa catalizzatrice di tutte le emozioni più potenti e temibili, quelle che nessuno degli altri personaggi ha nemmeno il coraggio di pronunciare.

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I capelli scuri scompigliati ad arte e gli occhi attenti e luminosi, rendono Maria Elena ammaliante come una sirena, con il polso della donna vera, eppure  sempre apparentemente sull’orlo di spezzarsi come il più fragile degli uccellini. Il lavoro che Penélope Cruz compie sul personaggio è straordinario e, non a caso, le vale un Oscar. Persino la voce, ora stridula e animalesca, ora vellutata e seducente, lascia intravedere un mondo interiore ancora più variegato e temibile da quello illustrato dalla sola sceneggiatura.

Tuttavia, Woody Allen possiede il genio e l’accortezza di non caricare eccessivamente il personaggio, altrimenti in grado di fagocitare e distruggere tutto il resto della struttura narrativa, riuscendo ad impreziosirlo con ironia e rendendo così Maria Elena anche incredibilmente divertente. Il temperamento passionale della donna, in questo modo, non risulta solo appannaggio di un carattere morboso e feroce, ma funge da spunto anche per momenti veramente comici, come il suo frequente rifiuto di parlare in una lingua che Cristina capisca o la candida confessione di come inizialmente avesse pensato di uccidere la propria rivale.

Maria Elena e Juan Antonio, insieme, arrivano così a conferire al film una scossa gemellata di energia capace di spazzare via qualunque altra cosa, diventando anche portatori del messaggio più tragico e più autentico di tutta la pellicola, ovvero come il desiderio sia in realtà una diversa forma di agonia.

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Corpo del desiderio lui e bellezza selvaggia e indomita lei, Juan Antonio e Maria Elena sembrano gli unici personaggi a non aver paura della propria carne e dei propri desideri, capaci pertanto di toccare con mano l’amore vero e di affermarlo come urgenza improvvisa, come irrinunciabile matrice dell’esistere, come una potenza tanto creatrice quanto distruttrice. Quello provato da Juan Antonio e Maria Elena è l’amore della modernità, quello senza speranza, fatto di rancore e violenza, lividi e ferite, eppure l’unico capace di apparire autentico, se confrontato con l’insoddisfazione caotica di Cristina e lo squallido pragmatismo dell’aristocrazia americana dal quale Vicky vuole fuggire.

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E’ così che `Vicky Cristina Barcelona` diventa qualcosa di più di un film sull’amore e sulla sofferenza, arrivando ad illustrare una vera e propria guerra di civiltà, quella fra l’America bon-ton, cristallizzata nel culto del business e della formalità, e il beau monde latino, che affonda le proprie radici nell’arte e nella follia, meraviglioso ma altrettanto pericoloso.  Non vi è scampo o redenzione: occorre fermarsi finché si è in tempo.
E’ così che il film abbandona lo spettatore, dissipandosi nel nulla, allo stesso modo di come era iniziato, lasciando però in bocca un retrogusto morale di alleniana memoria.

Lasciando Barcellona, Vicky e Cristina sembrano infatti ripartire nella stessa situazione in cui erano arrivate, la prima incatenata al suo mondo dorato e la seconda alla ricerca di un antidoto alla sua perenne insoddisfazione. Eppure, qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto e non potrà più essere riparato. Sulla via di casa, di nuovo, le due donne riflettono sull’amore, eppure la loro meditazione è più amara, più accigliata, più dolorosa; non vi sono più le prospettive di qualcosa di nuovo, la vita ha manifestato loro già la propria offerta, che alla fine è stata rifiutata. Non vi è più speranza o aspettativa, solo il dubbio del ritorno e di una scelta ormai presa, rivelatasi infine comoda ma inappagante.

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In tutto questo, Woody Allen dirige Barcellona con la stessa sensibilità della Londra di `Match Point`, componendo una serie di fondali estremamente suggestivi per le proprie vicende e per i propri personaggi. Le due protagoniste, dopotutto, sono turiste e come tali interagiscono con l’ambiente circostante; è così che la regia di Allen ci dispiega una Spagna sotto forma di lussuoso catalogo panoramico e folkloristico, esaltando come il più navigato degli agenti di viaggio le meraviglie della cultura catalana, dall’ottima cucina al mare scintillante, dalle profumate notti fiorite di Oviedo alla visionaria architettura di Gaudì, dall’imponenza della Sagrada Familia alla suggestione del suono della chitarra flamenca. Le scene della campagna spagnola, inoltre, sono ancora più mozzafiato, degno emblema dell’attitudine edonistica di tutte le vicende.

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Non a caso è il colore oro a filtrare ogni singolo fotogramma, una luce ambrata che illumina ogni ambiente di riflessi arancioni e rossastri, infondendo all’intera pellicola il mix di solarità, spensieratezza ed esotismo che solo il Mediterraneo è in grado di offrire. Un risultato impressionante per un regista come Woody Allen, un tempo considerato il più importante interprete dell’universo dell’insoddisfazione umana! Tuttavia, la luce lasciva e soffusa, in alcuni fotogrammi, raggiunge quasi la melancolia dei toni autunnali, a dimostrazione di come le delizie assaporate da Vicky e Cristina in forma di cibo, vino, arte e corpi, compongano nel loro insieme,  in realtà, solo una tavolozza di circostanze caduche e fuggitive.

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Con la raffinatezza decadente del romanzo libertino, `Vicky Cristina Barcelona` snoda la propria narrazione attraverso la sensibilità e la grazia di un racconto di viaggio e di scoperta, con tuttavia il retrogusto dolceamaro di un finale non troppo lieto. Tutti i protagonisti sono, infine, vittime più o meno coscienti di un proprio autoinganno, inizialmente manifestatosi sotto le mentite spoglie del desiderio e tramutatosi poi in insoddisfazione. Ciascuno dei personaggi è impotente, inabile nell’ottenere quello che vuole, è manchevole, incompleto, schiavo dell’incapacità di comunicare con se stesso e con le proprie aspirazioni; è così che abbiamo aspiranti artiste senza talento, studiose di cultura catalana che non sanno parlare spagnolo, pittori che vampirizzano l’ispirazione altrui e donne innamorate che non sanno fare altro che uccidere se stesse e chiunque offra loro un po’ d’affetto.

In conclusione, per quanto il viaggio compiuto da Vicky e Cristina sia meraviglioso, ammantato dal romanticismo vaporoso di quei luoghi incantati e dalle notti d’amore passate sotto le stelle, quello che alla fine resta alle protagoniste e agli spettatori è solo un riverberante senso di perdita.

`Vicky Cristina Barcelona` è un film incantevole, brillante e ammaliante come un giorno d’estate, divertente e fondamentalmente innocuo, che chiede allo spettatore nient’altro che la soddisfazione di piacere.

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Comments
One Response to “In Europe with Woody #2 • `Vicky Cristina Barcelona`”
  1. SteveGale ha detto:

    Sei sempre più brava ! Ho letto il tuo articolo tutto di un fiato e mi hai fatto tornare la voglia di riguardare il film.
    Come in tante altre tue recensioni, qui é possibile trovare tutto quello che bisogna conoscere per gustare fino in fondo il film scelto.

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