Short Pixar #1 | La storia dei cortometraggi Pixar • 1984-1989

 photo TITOLOGRANDE_zps532f78bb.png

Da semplici test grafici per software di ultima generazione, a veri e propri capolavori in miniatura: i cortometraggi Pixar costituiscono tutt’oggi un raffinato e istruttivo esempio di come la cinematografia d’animazione sia stata in grado di svilupparsi e reinventarsi nel corso degli anni.

Fra poesia e comicità, ogni cortometraggio ideato e realizzato dallo Studio d’Animazione Pixar segna un’importante traguardo nello sviluppo di una delle più grandi industrie di intrattenimento della storia cinematografica, nata dall’abilità e dall’ambizione di personalità geniali, a partire dal talento creativo John Lasseter fino all’amorevole padrino Steve Jobs.

Che abbiano come protagonisti una lampada, un vecchietto o un agnello rimbalzello, ogni corto ha una piccola storia da raccontare e un piccolo tassello da aggiungere allo sviluppo di una grandiosa arte, così come di un’umanità che tutt’ora procede inarrestabile nel proprio cammino verso una sempre più sfavillante e sorprendente modernità.
E quindi… perché non ripercorrere questo meraviglioso percorso insieme?

NB: Per visualizzare i cortometraggi cliccare sui corrispondenti titoli!

 photo ANDREampWALLYB_zps84b4f9ce.png

Photobucket

E’ l’alba e il simpatico André si risveglia in mezzo a una lussureggiante foresta; sbadiglia, si stiracchia, ma, improvvisamente, comincia a tremare: un enorme calabrone si sta avvicinando e punta proprio verso di lui! Wally B, questo il suo nome, si avvicina al viso di André, sorride malignamente e lo colpisce sul naso; non vi è alcun dubbio: l’obiettivo di Wally B è quello di utilizzare il suo allarmante pungiglione sulla prima vittima che gli possa capitare a tiro! Eppure, André ha un asso nella manica: sorridendo, distrae il calabrone puntando il dito verso un’inesistente oggetto alle sue spalle, approfittandone poi per fuggire a gambe levate. Tuttavia, capito il trucco, Wally B non impiegherà molto per raggiungere la sua “preda” ormai fuori campo e, dagli eloquenti effetti sonori che percepiamo, chiaramente riesce a realizzare il suo obiettivo. Con il pungiglione ammaccato, il calabrone ritorna a volare da dove era venuto, inseguito però dal cappello che uno stizzito e dolorante André gli ha lanciato di rimando.

Scritto e diretto da Alvy Ray Smith, `The Adventures of André and Wally B` è il primo cortometraggio realizzato dalla Pixar – all’epoca ancora una succursale della LucasFilm – e in assoluto il primo esperimento di una breve storia retta solo sulla computer grafica.

Photobucket

Realizzato nel lontano 1984 in occasione della SIGGRAPHSpecial Interest Group on GRAPHics and Interactive Techniques – , leggenda vuole che l’ispirazione scaturì da un momento di svago di John Lasseter che, in preda alla noia, iniziò a giocare con un programma di grafica e la “forma a goccia. Il grande ostacolo per la realizzazione di un cortometraggio animato, infatti, erano le perfette forme geometriche 3D che, all’epoca, erano l’unico elemento in grado di essere prodotto con la computer grafica. Coni, sfere e cilindri mal si adattavano a rappresentare le gestualità di un corpo o le emozioni di un viso ed è a questo punto che la fantomatica “forma a goccia” divenne indispensabile: due semicerchi, uno piccolo in alto e uno più grande in basso, il cui spazio centrale veniva riempito unicamente dal computer, furono il fondamentale punto di partenza da cui nacque il corpo di André e, in seguito, anche quello di Wally B.

Photobucket

L’animatore Bill Reeves, inoltre, lavorò con altre due tecniche completamente  rivoluzionare per l’epoca: il cosiddetto “sistema a particelle” e la motion blur. La prima permetteva di creare e controllare migliaia di singole particelle per costruire oggetti più grandi, e venne utilizzata per realizzare gli alberi della foresta e i fili d’erba della radura; la seconda era in grado di produrre la scia di movimento che riusciamo a cogliere in alcuni fotogrammi mentre i personaggi si muovono, ad esempio durante la fuga di André e la rincorsa di Wally B.

Rispetto al livello a cui oggi siamo abituati, `The Adventures of André and Wally B` sembra provenire dalla notte dei tempi e, in effetti, è proprio così; tuttavia, questo cortometraggio, della durata di un solo minuto e 47 secondi, è il progetto che è stato in grado di innescare l’avvio dell’intera industria dell’animazione computerizzata, perciò la sua esistenza non può essere di certo sottovalutata!

 photo LUXOJR_zpsd11319d3.png

Photobucket

C’è una lampada sulla scrivania di John Lasseter. E’ una di quelle lampade da disegnatori, una Luxo di alluminio, snodabile, fatta da un sistema di trafiletti e molle che insieme contribuiscono a reggere quella che sembra essere davvero una grossa testa con una lampadina avvitata sopra. La Luxo di John Lasseter è una lampada come tante, fredda, banale e operosa, quasi anonima. Tuttavia, quella lampada si trova nel 1986, non un anno qualunque, posteggiata proprio sulla scrivania del direttore creativo di quella che diventerà una delle più grandi industrie del cinema d’animazione; per lei, inevitabilmente, la storia sta per cambiare. Perché a furia di vedersela davanti agli occhi, compagna fedele di ogni giorno, di ogni ora di lavoro, John Lasseter decide improvvisamente che quella lampada Luxo merita di diventare una star.

Photobucket

La compagnia di informatici guidata da John Lasseter era stata appena acquistata dall’intelligenza e dai milioni di Steve Jobs che, da semplice succursale della LucasFilm, era stato in grado di renderla una realtà autonoma, ribattezzandola Pixar. Quale miglior occasione, quindi, per dare una dimostrazione della potenza dei nuovi hardware e dei nuovi software attraverso un nuovo cortometraggio? E’ così che la lampada Luxo di John Lasseter prenderà magicamente vita e ispirerà gli animatori per la realizzazione di una nuova storyboard, in grado di essere presentata al SIGGRAPH del 1986, il congresso annuale di computer grafica dove, poco meno di due anni prima, `The Adventures of André and Wally B` era riuscito a riscuotere un certo successo.

Photobucket

L’intervento del figlio di un amico, dà a Lasseter l’idea di affiancare alla Luxo protagonista del corto una lampada bambina, mentre un collega animatore lo incoraggia a non limitarsi a dimostrare le potenzialità di un computer, ma a sfruttare questa occasione per raccontare una storia; Lasseter, dal canto suo, ribatte che era solo di un cortometraggio quello di cui stavano parlando, ma quel provvidenziale animatore non esita a ricordargli come una storia possa essere raccontata anche in una manciata di secondi.

Così nasce `Luxo Jr`, il delizioso racconto di una lampada genitore e di una lampada figlia che giocano con una palla, fino a quando, con grande rammarico della piccola Luxo, questa finisce per sgonfiarsi.

La magia che la neonata Pixar, per la prima volta, riesce a trasmettere in un cortometraggio, emozionerà e incanterà pubblico ed esperti, tanto che è proprio la piccola Luxo Jr quella lampada vivace e saltellante che, ancora oggi, dopo 25 anni, introduce ogni singolo film targato Pixar.

Le semplici, eppure efficacissime, forme geometriche che costituiscono il corpo delle lampade, le ombreggiature studiate e animate con precisione certosina, l’allora complicatissima animazione del cavo elettrico delle due Luxo e della saltellante palla di gomma, decretarono un successo coronato da una standing ovation a metà della prima proiezione allo SIGGRAPH.
L’arte sfida la tecnologia, e la tecnologia ispira l’arte”, questo fu il motto coniato dal team Pixar quel giorno, che segnò lo sfolgorante inizio di un nuovo capitolo nella storia della cinematografia mondiale.

 photo REDSDREAM_zps0aaefd34.png

Photobucket

L’annuale occasione del SIGGRAPH sembrava ormai per il team Pixar il momento ideale per esporre su larga scala il prodotto di un anno di lavoro, impegno e innovazione. E’ così che, puntualissimo, nel luglio del 1987 il gruppo guidato da John Lasseter presenta un nuovo cortometraggio, il terzo in ordine di tempo, intitolato `Red’s Dream`. Dopo api dispettose e lampade saltellanti, il protagonista del nuovo progetto è Red, ovvero un monociclo rosso, che scopriamo tristemente appoggiato nell’ “angolo di liquidazione” di un negozio di bicilette – chiamato “Eben’s Bikes”, in onore dell’animatore Pixar Eben Ostby -, in attesa di essere acquistato.

La notte è buia e tempestosa, ma questo non impedisce a Red di sognare, ricordando un suo ipotetico passato, quando, proprietà di un clown, era riuscito a guadagnarsi il ruolo di star dello spettacolo, attraverso un numero di giocoleria. Eppure, tutto questo è solo un ricordo, e la triste realtà è che ora Red si trova solo, in un negozio di biciclette e in attesa di qualcuno che decida a portarlo via con sé.

Photobucket

Fu Lasseter a iniziare a sviluppare l’idea di una storia che descrivesse un clown di poco talento destinato ad essere messo in secondo piano dal proprio monociclo; allo stesso tempo, l’animatore Eben Ostby desiderava animare una bicicletta, in quanto appassionato di ciclismo, mentre il collega William Reeves iniziò a lavorare al progetto in città durante una notte di pioggia. In definitiva, tutte queste idee vennero fuse insieme e diedero vita a `Red’s Dream`.

Photobucket

L’idea di mostrare l’interno di un negozio di biciclette all’inizio e alla fine del cortometraggio era una sfida notevole, in quanto era necessario ricreare un insieme di immagini e modelli 3D molto complessi, che comprendevano circa 10mila geometrie primitive, a loro volta costituite da più di 30 milioni di poligoni. La sequenza del sogno, inoltre, doveva essere un’ulteriore innovativa dimostrazione di rendering attraverso il nuovo Pixar Image Computer, ma qualcosa andò storto; l’ingegnere Tony Apodaca, colui che aveva convertito il software di rendering della Pixar adattandolo al PIC, non aveva calcolato che il programma di design era troppo pesante per la memoria della macchina, che quindi risultò insufficiente e in grado di convertire solo una parte del progetto elaborato da Reeves; il risultato fu così una rappresentazione molto più abbozzata del sogno di Red, rispetto alle sequenze ambientate nel negozio delle biciclette.

Nonostante questo e, soprattutto, nonostante il gruppo di animazione di Lasseter fu costretto a lavorare in corridoio, a causa dello spazio sempre più ristretto presente nel bungalow affittato dalla Pixar, `Red’s Dream` fu portato a termine e segnò un’ulteriore importante passaggio nello sviluppo della computer grafica e dell’animazione 3D.

 photo TINTOY_zps7258a94a.png

Nella primavera del 1988, la Pixar era in gravi difficoltà: gli investimenti stentavano e Jobs convocò una riunione di tutta la compagnia per stabilire tagli alle spese e un cambiamento di rotta. Quando l’assemblea terminò, Lasseter e il suo gruppo d’animazione erano quasi impauriti a chiedere a Steve Jobs l’autorizzazione per finanziare un altro cortometraggio. Tuttavia, prendendo il coraggio a due mani, decisero di affrontare il loro amministratore.

Photobucket

Steve Jobs, inizialmente, si dimostrò scettico: un nuovo cortometraggio avrebbe richiesto una spesa di quasi 300.000$ e, in caso di fallimento, la società rischiava grosso. Tuttavia, dopo qualche minuto di silenzio, Jobs chiese se vi era una qualche storyboard pronta. E’ a quel punto che John Lasseter iniziò il suo show. Con i disegni appesi al muro, Lasseter mimò la trama del cortometraggio, con tanto di voci e gestualità, così come per decenni gli sceneggiatori della Disney si rivolgevano ai propri superiori per far approvare il loro progetto, dimostrando così tutta la loro irrefrenabile passione e fiducia nella realizzazione dell’impresa. In quel momento John Lasseter si stava giocando il tutto e per tutto: non era solo un mero tentativo per riuscire a ottenere ciò che voleva, ma era un obiettivo assolutamente indispensabile da raggiungere per garantire la sopravvivenza del suo gruppo. Fortunatamente, Steve Jobs rimase impressionato dall’idea e dalla partecipazione di Lasseter, per cui decise di finanziare il nuovo cortometraggio. Il suo unico commento alla fine della presentazione fu: “Tutto quello che ti chiedo, John, è di renderlo grandioso”.

Photobucket

Il cortometraggio `Tin Toy` nacque quindi grazie a un atto di passione ricambiato da un altro atto di fiducia e venne investito dell’arduo compito di risollevare le sorti del reparto d’animazione Pixar. E vi riuscì: `Tin Toy` fu in assoluto il primo cortometraggio dello studio a vincere un Premio Oscar, nel 1988.

L’ispirazione al cortometraggio, che questa  volta vede protagonista un piccolo One Man Band giocattolo alle prese con un neonato decisamente esuberante, nacque da un video amatoriale che la sorella di John Lasseter aveva girato del piccolo figlio Billy. I movimenti e le espressioni del bambino, uniti a una storia narrata dal punto di vista di un giocattolo, diedero vita a un progetto estremamente ambizioso e innovativo per l’epoca.

Photobucket

Dal punto di vista tecnico, il processo di realizzazione del piccolo Tinny e del bambino Billy, il primo personaggio umano interamente elaborato tramite computer grafica, spinse all’estremo i limiti e le capacità degli animatori. Fu così che John Lasseter e colleghi si ritrovarono ad affrontare le annose difficoltà nell’animare i movimenti del corpo, degli arti e soprattutto delle espressioni del neonato, per non parlare di quel piccolo giocattolo di latta che attraverso pochi tratti doveva essere in grado di trasmettere una grande varietà di emozioni – gioia, stupore, terrore, risoluzione, frustrazione.

Il lavoro che in quell’anno intrapresero gli animatori Pixar per salvare il proprio reparto, fu lungo e faticoso, quasi sfiancante, ma alla fine il risultato fu un vero successo: `Tin Toy` riuscì a conquistarsi l’ambita statuetta dorata e il suo protagonista divenne il precursore di tutti i giocattoli che, 7 anni dopo, diventeranno i protagonisti di uno straordinario capolavoro d’animazione, nonché primo del lungometraggio Pixar: `Toy Story – Il mondo dei giocattoli`.

 photo KNICKKNACK_zpsc9982054.png

Photobucket

Dopo l’enorme fatica compiuta dal team d’animazione Pixar nella realizzazione di Billy, il neonato protagonista di `Tin Toy`, John Lasseter decise, per il momento, di accantonare il tentativo di realizzare figure umane in computer grafica, per concentrarsi su qualcosa di più semplice ma di ugualmente efficace. Durante una riunione del gruppo, grazie alla convergenza dell’amore di Lasseter per i personaggi della Warner Bros e dell’abitudine della moglie di collezionare palle di neve e souvenir, nacque `Knick Knack`.

Photobucket

`Knick Knack` è l’unico cortometraggio di comicità pura fra tutti quelli prodotti dalla Pixar e anche l’ultimo ad essere diretto e animato direttamente da Lasseter, che da quel momento in poi si dedicherà alla realizzazione di `Toy Story`. La trama di `Knick Knack` ruota completamente intorno alla figura di un pupazzo di neve rinchiuso all’interno di una palla di vetro, che tuttavia desidera ardentemente raggiungere gli altri souvenir sulla mensola, tutti provenienti da luoghi caldi, in particolare una prosperosa donnina in bikini ammollo in una piscina. La palla di vetro, tuttavia, non aiuta il povero pupazzo in quest’impresa, che diventerà sempre più esilarante e rocambolesca fino a una conclusione dolce-amara.

Photobucket

`Knick Knack` fu presentato in anteprima al SIGGRAPH del 1989, a Boston, e vinse il premio Best Short Film al Seattle International Film Festival; in occasione del London Film Festival del 1991, l’Indipendent di Londra lo definì come “un capolavoro in quattro minuti”, mentre nel 2001 fu selezionato da Terry Gilliam come uno dei dieci migliori film d’animazione di tutti i tempi. Insomma, `Knick Knack` conseguì un grandioso successo e consacrò definitivamente la Pixar come straordinaria industria d’intrattenimento, aprendole le porte per uno sfavillante e ininterrotto futuro di successi.

 photo tobecontinued_zps843079ce.png

Advertisements
Comments
3 Responses to “Short Pixar #1 | La storia dei cortometraggi Pixar • 1984-1989”
  1. allsho ha detto:

    Meravigliosi gli short. Aggiungo solo il nome di un personaggio assolutamente centrale in tutta la storia Pixar, e non solo: Ed Catmull. Giusto poco tempo fa ne parlavo qui: http://allsho.wordpress.com/2013/02/09/e-bravo-il-vecchio-ed/
    Ciao!

    • RigelGrace ha detto:

      Ciao, scusa per il ritardo nella risposta! (:
      Hai ragione, ho dimenticato di citare Ed Catmull, uno dei tre “patriarchi” della nascita della Pixar! Grazie molto per avermelo fatto notare. Vedrò di inserirlo in uno dei prossimi post dedicati ai cortometraggi Pixar!
      Intanto, grazie di cuore per essere passato e per avermi dedicato un po’ del tuo tempo! :D

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: