`One Day` di David Nicholls • This could really be a Good Life

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«Immaginiamo un giorno a scelta isolato dal contesto della vita.
Fermati, lettore, e rifletti a lungo sulla lunga catena di vil metallo o oro,
spine o fiori, che non ti avrebbe mai legato,
se non fosse stato per la formazione di quel primo anello
in quel giorno memorabile»
_Charles DickensGrandi Speranze

Li avete notati? Sono ovunque, impossibile non vederli.
Donne e uomini, persone di qualsiasi genere o età, stipati sugli autobus o in metropolitana, nei bar o nei centri commerciali, fra lo sferragliare dei treni e gli sbadigli delle sale d’attesa, tutti chini su un libro, un romanzo con una caratteristica copertina arancione. Con buona probabilità staranno ridacchiando o, tranquillamente e senza vergogna, staranno asciugandosi una lacrima.
Di certo si saranno dimenticati del mondo che li circonda.

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Il libro che li assorbe in maniera così catartica è Un Giorno di David Nicholls, pubblicato nel lontano giugno 2009, ma che solo ora sembra aver imboccato la traversina del passaparola, raggiungendo un successo di dimensioni enormi. Venuto alla luce in un mondo editoriale in fermento, sgomitando fra il colosso svedese Stieg Larsson e la vampiresca Stephenie Meyer, in poco più di un anno è stato in grado di conquistarsi un posto nelle classifiche, tramutandosi in best-seller e diventando il più venduto romanzo inglese del 2010. Ancora più sorprendente risulta il successo internazionale: tradotto in ben 31 lingue si aggiudica per tre mesi un posto d’onore sulla bestseller list del New York Times. Riesce a emergere anche oltreoceano e conquista un lettore dopo l’altro a  partire dall’editore americano di Nicholls che racconterà di come i suoi colleghi probabilmente lo giudicarono pazzo, vedendolo rinchiuso nel proprio ufficio per un giorno intero con il libro di Nicholls in mano, ridendo ad alta voce un minuto e singhiozzando come un bambino quello dopo.
Ma cosa rende così speciale Un Giorno?

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E’ il 15 Luglio 1988, siamo ad Edimburgo e Emma e Dexter sono raggomitolati l’uno accanto all’altra sul letto a una piazza della ragazza, nudi e pieni di belle speranze, a ridere sommessamente e a parlare del futuro e dei propri progetti. E’ la loro prima alba da laureati… è la loro prima alba insieme. Da quella notte, nel 15 Luglio di ogni anno, le vite di Emma e Dexter in qualche modo si incroceranno. Il 15 Luglio non è una data a caso: è la festa di St. Swithin e St Swithin’s Day è la canzone con cui la lacerante voce di Billy Bragg evoca dal 1985 sepolte nostalgie. Un Giorno rivisiterà Emma e Dexter in questa ricorrenza nel corso dei successivi vent’anni, che li vedranno tracciare le proprie vite in parallelo, senza tuttavia allontanarsi mai veramente l’uno dall’altra, mantenendo sempre una connessione indissolubile fra loro, che diverrà ogni volta più scoppiettante ed evidente nei loro momenti di intersezione: Emma e Dexter sono più felici, più divertenti, semplicemente persone migliori quando sono insieme e per questo sono destinati ad amarsi perdutamente.

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In questo modo due sconosciuti diventeranno una coppia di amici, migliori amici, anche se le loro strade arriveranno a divergere radicalmente. Il 15 Luglio potrà capitare di vederli a cena, a raccontarsi le miserie e le conquiste dell’anno passato, oppure sul ponte di un traghetto sul Mar Egeo, ad arrostirsi al sole e a leggere; non sarà raro vederli battibeccare, litigare e incriminarsi a vicenda, per poi rincorrersi, lasciare un messaggio a una stupida segreteria telefonica, ubriacarsi, ritrovarsi e fare l’amore fino a diventare adulti. Quello che appare evidente a chiunque, ovvero che Emma e Dexter in fondo sono fatti l’uno per l’altra, è un pensiero ricacciato nelle profondità del cuore di entrambi, perché la verità è che Em e Dex sono troppo innamorati per deludersi.

Grazie a questo stratagemma narrativo, David Nicholls  scatta anno dopo anno una serie di splendide fotografie che aprono e chiudono le fasi cruciali della vita di Emma e Dexter, ventenni negli anni ottanta e poi via via quarantenni nel Nuovo Millennio.
L’idea venne suggerita a Nicholls dalla Tess dei d’Ubervilles di Thomas Hardy, solita a prendere filosoficamente nota di tutte le giornate scolpite da un episodio. Un Giorno, tuttavia, suggerisce che esistono centinaia di momenti che viviamo come memorabili nel corso degli anni, ma a nessuno è veramente dato sapere se la catena delle cause e delle concause che può venirsi a formare cambi davvero qualcosa o ci lasci un margine di arbitrio.

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La scelta di descrivere una storia d’amore con l’espediente di raccontare vent’anni nello stesso giorno si rivela essere un dispositivo estremamente efficace, in grado di fornire una serie di vivide istantanee di una relazione. Al termine di ogni capitolo il lettore si ritrova a chiedersi cosa accadrà dopo, quando improvvisamente, alla pagina successiva, un anno è già passato e la situazione è completamente stravolta, cambiata in modi sorprendenti, ma estremamente credibili. Infatti la vita è imprevedibile, sempre in bilico fra idillio e disperazione, volubile, incostante e per questo estremamente preziosa.
Nicholls affermò di aver voluto creare «l’impressione di guardare attraverso un album fotografico», in modo che i personaggi cambiassero all’apparenza, rimanendo in fondo sempre fedeli a se stessi.

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Tuttavia, ciò che tutt’ora rende Un Giorno un fenomeno editoriale non è il formato, bensì il contenuto, che fa appello alle donne così come agli uomini. I sessi, in generale, hanno abitudini di lettura molto diverse fra loro; senza cadere in stereotipi, vi è un’opinione molto diffusa di come le donne sulla carta stampata preferiscano il romanticismo e gli uomini il divertimento e i lazzi. In Un Giorno si ottengono entrambi: la commedia è travolgente e la storia d’amore colpisce il lettore con un grande wallop emotivo. Anche l’amore, a dirla tutta, è gestito in maniera estremamente amichevole e scanzonata: non vi è sentimentalismo becero e neppure uno smodato uso di zuccherosa melassa. Le azioni vengono lasciate libere di parlare per se stesse e le emozioni, molto realisticamente, non sono cristallizzate nelle proprie definizioni, ma aggrovigliate in una matassa indistricabile e confusa. E tutto ciò dipende in gran parte dall’estrema e tangibile bellezza dei due personaggi principali. Dex e Em, Em e Dex. Un dittico degno di passare alla storia, come Liz Taylor e Richard Burton, Fred Astaire e Ginger Rogers, Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti.

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Lui è Dexter Mayhew, il prototipo della nuova razza dell‘homo britannicus: bello, ricco, irriverente, megalomane, orgoglioso della propria libidine e della propria virilità. Dexter è tutto quello che una metropoli come la Londra degli anni ’80 può desiderare di partorire: un giovane rampante nel fiore dei suoi anni, intimidito e imbarazzato da nulla, amante delle macchine sportive, degli orologi in titanio, dei locali notturni e del sesso sfrenato. Se non fosse per quel ciuffo sbarazzino sugli occhi, il sorriso sfrontato e la parlantina brillante, Dexter apparirebbe solo come l’ennesimo sbruffone insolente che, per qualche fortunata circostanza, ha raggiunto il piccolo schermo e il successo. Ma Dex, in realtà, è molte altre cose prima di essere lo scintillante presentatore dal finto accento cockneyDexter è, in fondo, un romantico, un ragazzo dall’intelligenza brillante che sovente si trova a ricoprire la parte dell’adorabile imbecille.

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Lei è Emma Morley, rampolla del proletariato in ascesa: non è propriamente una vera bellezza, non possiede parentele altolocate o quantomeno benestanti, ha un irritante accento dello Yorkshire e non presta alcuna attenzione alla sua presenza fisica. Ha lasciato il suo paesino natale per trasferirsi ad Edimburgo, dove si è laureata a pieni voti in Lettere e Drammaturgia, non privandosi neppure del dottorato in Pedagogia. Senza dubbio Emma ha una mente davvero brillante, una lingua tagliente e un arsenale inesauribile di risposte sarcastiche e pepate: con un buon taglio di capelli e un vestito nuovo sembrerebbe davvero targata per il successo. Purtroppo tutto questo non le impedisce di rovinarsi i suoi anni migliori, lavorando in un ristorante messicano di infimo livello, e di dividere l’appartamento con una detestabile coinquilina, Tilly Killick, che non manca mai di farle trovare i suoi gargantueschi reggiseni a mollo nel lavandino della cucina oppure un pezzo di formaggio smozzicato nel frigorifero.

E’ opinione comune -anche di Dexter- che Emma, in fondo, lo faccia apposta a vivere male, quasi a volersi cucire addosso un’aura da poetessa maledetta, in modo da assecondare la propria vena creativa: infatti il sogno di Emma è quello di scrivere e non sarà raro vederla cimentarsi nella stesura di poesie, sonetti, pièce teatrali, romanzi, saggi e sceneggiature televisive impegnate.
Eppure Emma Morley, a dispetto delle apparenze, è quanto di più lontano dal prototipo di nerdy che Londra ha da offrire: Emma, in realtà, è sveglia, intellettuale, indipendente e, pure lei, intimamente romantica. Tuttavia è anche estremamente, eccessivamente, consapevole: Emma, a differenza di Dexter, sa bene che maneggiare i sentimenti è come camminare sui carboni ardenti.

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Il primo incontro fra Em e Dex, come amano chiamarsi fin dal principio, ha un ché di surreale. Lei, osservando la pelle abbronzata di lui in controluce, non può a fare a meno di definirlo “fascinoso”; lui, guardandosi intorno nella stanza di lei, si rende conto di come ogni particolare ostenti una visione implacabile della vita, come un manifesto per giovani promesse e Emma, per giunta, sembra non aver alcuna vergogna a sbattergli la verità in faccia. Premesse interessanti, ma entrambi, dopo la prima notte insieme, concordano nel ritenere come il loro sia un amore troppo difficile per due ventenni con ancora il latte sulle labbra, così lo lasciano sfumare fra chiacchiere e caffè. Prima occorre pensare al futuro. Così arrivano i viaggi intorno al mondo di Dexter e lo snervante lavoro al Loco Caliente di Emma, i successi e le delusioni che ogni vita può offrire, fidanzate borghesi e uomini dall’umorismo terrificante, pastiglie di ecstasy, vodka all’arancia e lacrime amare. Lui alle prese con il proprio exploit televisivo da meteora e lei con i problematici adolescenti di una scuola di periferia. Questi sono Emma e Dexter: due indimenticabili protagonisti, decadenti e terribilmente reali, capace di far rimbombare le proprie commozioni all’interno della pancia e del cuore del lettore, sentimenti talmente profondi da sentirne la mancanza appena girata l’ultima commovente pagina.

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La narrativa non sempre assomiglia alla vita; nei romanzi, molto spesso, tutti si prendono perlopiù sul serio, a partire dall’autore. Un Giorno, invece, si presenta con una garbata e stuzzicante dose di ironia, srotolando in un battibaleno vent’anni di vicende, per costruire una sola storia: quella di un amore sempre rinviato. Eppure non si tratta di un romanzo rosa, la cui funzione è apertamente afrodisiaca, capace di appagare l’indefinita tensione erotica femminile tra equivoci, interruzioni e ostacoli, ma che, alla fine della fiera, è in grado di fornire al lettore abbondanti dosi di desiderio e possesso. Niente di tutto questo è Un Giorno. Amore c’è, sesso anche, elementi fondamentali nella chimica inconfutabile instauratasi fra Emma e Dexter, come in quella di ogni coppia. Ma con Un Giorno ciò che entra veramente in campo sono i sentimenti, quelli più belli e puri, che oggi definiremmo come “ottocenteschi”.
La storia d’amore è abbagliante e insidiosa e Emma e Dexter, nel loro procedere a tentoni, più di una volta, fra incontri, matrimoni falliti, sballi, viaggi e lavoro, rischieranno di perdere per sempre l’unica e più importante occasione che la vita gli ha offerto: il loro legame.

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Vent’anni sono veramente tanti. Impieghi, luoghi esotici, locali e abitudini, scorrono leggeri nel romanzo insieme al linguaggio, alle convinzioni, agli anni e alle ideologie, sballottando il lettore fra scintillanti studi televisivi e monolocali sconquassati, dalla campagna dell’Oxfordshire alla metropolitana londinese, improvvisamente e senza tregua, rendendo i cimeli della pagina precedente già il vintage di un’epoca passata. Nicholls si rivela un acutissimo osservatore di dettagli, sia che questi appartengano alla realtà sociale dei benestanti di periferia o a quella di un monolocale di Clapham, riuscendo a condire tutto con il caratteristico pizzico di ironia. E così la barba del preside diventerà un passamontagna, la frizzante co-conduttrice di Dexter parlerà in maiuscolo e si dimostrerà in grado di iniziare una lettera di condoglianze con la parola “Uei!” e l’uomo di Emma, Ian, dall’ironia deprimente, arriverà a farle la proposta della sua vita infilando l’anello di fidanzamento fra tentacoli di calamari.

Ma in questo romanzo c’è ancora molto di più che le battute e la fornitura apparentemente illimitata di dettagli fumettistici.
Divertente e lucido, Un Giorno si dimostra non del tutto conforme ai precedenti libri di Nicholls, legati al genere comedy, per cui, agli sfortunati eroi, ogni cosa accadeva appunto perché si era in una commedia. In Un Giornoallo spumeggiante talento comico di David Nicholls, si aggiunge una ritrovata profondità e con il passare degli anni -e di tutti i 15 Luglio- la narrazione cresce esponenzialmente di potenza.

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La trasparenza della scrittura arguta di Nicholls richiama alla mente, ancora una volta, Nick Hornby: una prosa leggera ed estremamente scorrevole, ben lontana dal lasciare intravedere il duro lavoro che c’è dietro la propria composizione, ma comunque in grado di trasmettere la ricchezza delle proprie caratterizzazioni e il rifiuto di fornire qualsiasi tipo di consolazione facile. Infatti, nonostante la brillantezza comica, Un Giorno è anche un racconto sulla solitudine e sulla ferocia del destino, in grado di far emergere il terrificante divario fra le aspirazioni giovanili e i compromessi che, ahimè, si finisce per tollerare.
Come Hornby, Nicholls preferisce la pop-culture alla high-culture e come Hornby riesce a colpire il jackpot del lettore più tradizionale senza sacrificare intelligenza e sottigliezza.

Beh, credo che ormai tutti ne sarete convinti: Un Giorno è davvero un meraviglioso, meraviglioso libro, saggio, divertente, ammiccante, compassionevole e, spesso, anche insopportabilmente triste.
Un Giorno è semplicemente emozionante, raffinato e leggero, naturale come il decadere delle epoche, delle etichette, degli ideali e dei modi per dannarsi.

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